Gli spettroelioscopi
nell'Osservazione solare: Spettroelioscopi autocostruiti
la
spettroelioscopia digitale quale
semplice approccio alla spettroelioscopia
Lo
spettroelioscopio , fu inventato da G.E .Hale nel 1924,per
l'osservazione del sole in varie lunghezze d'onda.Si tratta in pratica
di uno spettroscopio, alimentato da un telescopio che invia un'immagine
del disco solare di adeguate dimensioni sulla fenditura di ingresso del
medesimo,la luce solare diffratta viene poi selezionata nella riga di
interesse da una seconda fenditura , detta di uscita.Immediatamente
prima e dopo le due fenditure, sono posti due sintetizzatori d'immagine,
(in genere prismi rotanti detti di Anderson) comandati da un sistema
motorizzato, il primo alimenta la fenditura di ingresso, ed il secondo
forma l'immagine in uscita.La rotazione dei prismi ad una data velocità
consente di formare un'immagine del disco solare nella lunghezza d'onda
corrispondente alla riga esaminata che viene osservata all'oculare o
ripresa con una fotocamera o camera CCD.Qui di seguito è riportato uno
schema di spettroelioscopio amatoriale del noto autocostruttore
americano Frederick Veio.Si tratta tuttavia di strumenti che, seppur
eccellenti, sono molto complessi da autocostruire specie per la loro
parte elettronica e meccanica , in primo luogo i sintetizzatori, dei
quali esistono vari tipi, e per le loro dimensioni, dato che è
necessario utilizzare focali elevate per ottenere un'immagine spettrale
sulla fenditura di ingresso di adeguate dimensioni e quindi un'immagine
solare finale di adeguata risoluzione.


Prismi di
Anderson

Spettroelioscopio autocostruito da F. Veio.Notare le cospicue dimensioni
dello strumento, che è alimentato da un celostata.(Fonte: F: Veio)
Per
terminare questa breve carrellata sugli spettroelioscopi classici è
opportuno mostrare le spendide immagini solari recentemente ottenute
dall'astrofilo francese Phil Rousselle con un spettroelioscopio
autocostruito sia nell'ottica che nell'elettronica:

E' bene
chiarire che l'autocostruzione di strumenti del genere, piuttosto
sofisticati, non è alla portata di tutti, tant'è che si contano sulle
dita di una mano, o quasi,a livello planetario, gli autocostruttori che
si sono cimentati con successo nella costruzione di tali strumenti.Il
dilagare, poi, negli ultimi tempi di eccellenti filtri a banda stretta
centrati sulle righe H alfa e Ca K, alcuni dei quali anche a costo molto
contenuto, ha reso ancora più esiguo il numero di amatori che si sono
dedicati a tale impresa.
In Italia,
uno spettroelioscopio tradizionale con ottiche a specchio e
sintetizzatore di Young a specchi oscillanti è stato progettato e
realizzato dall'Ing. Vittorio Lovato.Il
sintetizzatore di Young adottato, è costituito (v. schema) da un asse
posto davanti alle fenditure, in corrispondenza delle quali porta
solidarmente due specchietti, inclinati di 45°. Durante il
funzionamento, tale asse viene fatto oscillare di un piccolo angolo, per
mezzo di un sistema a eccentrico mosso da un motorino elettrico. Per
effetto di tale oscillazione, il disco solare è fatto esplorare dalla
fenditura d’entrata, al ritmo di circa 30 volte al secondo.Il reticolo
utilizzato è di 50 X50 mm da 1200 l/mm.
Una nuova
possibilità di gran lunga più semplice e nelle possibilità di molti
amatori evoluti, anche se con risultati qualitativi inferiori a quelli
degli spettroelioscopi a sintetizzazione di cui si è parlato, è data da
La spettroelioscopia
digitale
Gli
ultimi anni hanno registrato la diffusione di programmi informatici per
astronomia, alcuni dei quali freeware come il celebre IRIS di C. Buil e
delle camere di ripresa CCD,con la possibilità di effettuare via
software il compito oneroso e meccanicamente complesso svolto dai
sintetizzatori: l'allineamento di singole colonne di 1 pixel centrate su
una riga spettrale di interesse sino a formare un'immagine del disco
solare nell'elemento corrispondente alla riga stessa.La procedura è
quanto mai semplice, e presuppone soltanto il possesso di uno
spettroscopio di risoluzione adeguata ed un cannocchiale (od uno
specchio) che invia un'immagine del disco solare sulla fenditura
d'ingresso dello strumento, il tutto su una montatura equatoriale non
necessariamente motorizzata, e l'utilizzo di una semplice telecamera di
ripresa.Si porta quindi detta immagine sul bordo superiore della
fenditura , si ferma il moto orario, se c'è, e si lascia scorrere il
disco sulla fenditura stessa azionando nel contempo la telecamera
ottenendo così un filmato AVI con una scansione del sole nella riga
d'interesse.Poi il software IRIS,(ma ne esistono anche altri) con una
apposita routine trasformerà il filmato in un certo numero di frames
formato Fits,in ciascuno dei quali è presente la riga spettrale
.Un'altro comando permetterà poi di allineare, per tutti i frames, la
colonna di 1 pixel al centro della riga, ottenendo un'immagine (fits,
bmp o altro) del disco solare di formato pari a quello di ripresa della
camera sull'asse Y, e, sull'asse X, al numero di frames ottenuti dalla
scansione (mediamente 1700-1800 alla velocità di 10 fps).Nell'ipotesi,
quindi , di una camera che riprenda filmati al formato 640 x 480, si
otterrà un'immagine 1800 x 480 che andrà opportunamente riscalata ed
elaborata per essere utilizzata.E' bene precisare, che , ameno di non
utlizzare telescopi di focale molto corta o teleobiettivi per inviare
l'immagine solare sulla fenditura, l'immagine del sole ottenuta sarà
parziale, e saranno necessarie due o tre scansioni almeno per realizzare
una compositazione di tutto il disco.L'utilizzo di focali molto
corte,come quelle di teleobiettivi (100 -200 mm) del resto, pur facendo
ottenere un'immagine completa del disco solare, provoca un drastico calo
di risoluzione, anche spingendo la chiusura della fenditura al limite
consentito, e l'immagine risulta impastata e priva di dettaglio.
Tale
sistema permette di ottenere immagini solari con strumenti di moderata
lunghezza focale e dimensioni contenute, come l'LHires III di C.Buil e
strumenti di chi scrive , come VHIRSS e POSS.

Immagine
solare in luce Halfa di C.Buil con l'LHiresIII

Immagine
solare in luce H Beta di Fulvio Mete con VHIRSS

Disegno in schema di VHIRSS

Disegno di POSS
Un esempio
di utilizzo di uno spettroscopio in modalità spettroelioscopio qui
descritta è quello degli strumenti VHIRSS (Very High Resolution Solar
Spectrohelioscope) e POSS (POrtable Solar Spectrohelioscope).Si tratta
di strumenti simili, ma di dimensioni, peso e prestazioni diverse: il
primo è più ingombrante e pesante, ma ha prestazioni migliori in termini
di dispersione e risoluzione del secondo, che è tuttavia molto
maneggevole e portatile.
Ci si
potrebbe chiedere dell'utilità di simili strumenti solari in un periodo
in cui sono offerti sul mercato a prezzi molto competitivi filtri e
telescopi solari in luce Ha e Cak che forniscono ottime immagini.
La risposta
è immediata: i filtri, peraltro comunque costosi, forniscono immagini
del sole nell'elemento corrispondente ad una sola riga: gli
spettroelioscopi in qualsiasi riga. In pratica è come se si
possedessero decine, forse centinaia, di filtri interferenziali a banda
stretta o strettissima.ciò senza contare il livello di risoluzione
ottenibile,che, nel caso di strumenti a lunga focale e reticoli ad
elevato numero di linee/mm,è molto elevato.
Ovviamente
entrambi tali strumenti possono essere usati "stand by" quali semplici
spettroscopi ad alta dispersione (rispettivamente 0.02 e 0.05 A/pixel
con una camera con pixel da 5.6 micron come le comuni webcam).La
differenza tra l'una e l'altra modalità è data dall'aggiunta di un
piccolo cannocchiale (o comunque di un piccolo telescopio) che invia
l'immagine solare sulla fenditura.Questa, come si è visto, ha una
risoluzione che è proporzionale non solo a quella dello spettroscopio,
ma, a parità di questa, a quella del telescopio usato per proiettare
l'immagine solare ed a quella della camera utilizzata per la
ripresa:l'immagine del sole avrà poi un campo inquadrato, a parità degli
altri fattori, inversamente proporzionale alla focale del telescopio:
il che vuol dire che l'uso di focali molto ridotte, come quelle di
teleobiettivi fotografici, permette di avere un disco solare intero con
una comune webcam 640 x 480,a spese tuttavia della qualità del
risultato; aumentando la focale sui 500-600 mm ed oltre si hanno
immagini sempre più dettagliate ma anche parziali del disco solare.Anche
per questo gli spettroelioscopi amatoriali tradizionali vantano focali
molto lunghe (circa 2-3 metri) che danno eccellenti risultati, ma che
rendono lo strumento intrasportabile.
Nella foto
che segue si osserva una foto Ha ottenuta con POSS usando come
cannocchiale l'obiettivo un comune cercatore 8 x 50 per telescopio, che
ha una focale di circa 200 mm ed una Webcam B/N; come si vede,
l'immagine del disco solare è quasi intera ma la qualità è modesta.

Un buon
compromesso tra qualità delle immagini finali e portatilità dello
strumento lo si ottiene con l'uso di ottiche di almeno 500-600 mm, che
tuttavia forniscono immagini del sole parziali(a meno dell'uso di
costose videocamere ad alta risoluzione) che necessitano di una buona
capacità di assemblaggio ed elaborazione per ottenerne una completa,
come quella che segue,ottenuta il10 marzo 2011 con VHIRSS, nella quale
primeggia nel centro disco, l'AR 1166. Essa necessita di altre due
scansioni per essere completa, anche se la qualità è buona, da come si
può osservare paragonandola ad una ottenuta nello stesso giorno dallo
spettroeliografo dell'Università di Coimbra, che mostra praticamente gli
stessi particolari :


Vediamo ora
in dettaglio come si opera per ottenere tale risultato partendo
dall'immagine della riga interessata per ottenerne una del disco solare
; come nel caso dell'immagine sottostante, ottenuta, come si è detto, il
10 marzo scorso.

Sintesi delle operazioni da effettuare in spettroelioscopia digitale
Passo ora
alle operazioni necessarie per una buona acquisizione di un'immagine
solare con uno spettroelioscopio digitale, cui si è già accennato in
precedenza, con uno strumento relativamente semplice del tipo di quelli
illustrati in precedenza, nel presupposto che sia collocato su di una
montatura equatoriale motorizzata.
Innanzitutto, è appena il caso di dirlo, ha importanza
la scelta delle ore in
cui gli effetti negativi del seeing, che si ripercuotono sulle immagini,
sono meno avvertiti.Le ore mattutine, se non vi sono esigenze di
monitoraggio di un dato fenomeno in altre ore, sono a mio avviso
preferibili.
La messa a fuoco è
un'operazione poi abbastanza critica, anche se , una volta effettuata,
per una data riga dello spettro, richiede piccoli aggiustamenti.Fondamentale
è mettere a fuoco il cannocchiale o lo specchio che invia l'immagine
solare sulla fenditura dello spettroscopio, operazione da fare per
prima, sino a che il bordo dello spettro (che poi è il bordo del disco
solare nell'immagine) sia quanto più inciso possibile,si eseguono
quindi piccoli aggiustamenti della messa a fuoco dello spettroscopio
principale sino ad ottenere un'immagine della riga, Ha, Hb o altre
simile a quella dell'immagine precedente, con piccoli frastagliamenti
orizzontali, mentre il bordo dello spettro dovrà restare netto .Se la
risoluzione è adeguata,a quel punto si potranno notare particolari
dell'atmosfera solare all'interno della riga stessa.E' bene precisare
che l'apertura della fenditura dovrà essere regolata in modo da non
pregiudicare la risoluzione dello strumento, permettendo nel contempo
l'acquisizione di un'immagine quanto più possibile priva da fenomeni di
diffrazione , come strie orizzontali, classiche delle fenditure non
professionali molto chiuse.L'immagine della riga sullo schermo del PC
dovrà essere inoltre il meno scura possibile, ed il contorno
sovraesposto .
A quel
punto poi, usando i moti veloci della montatura, si porta il disco
solare tangente al bordo superiore della fenditura.l'immagine dello
spettro scomparirà allora dallo schermo del PC.

Si lancia
il programma di acquisizione di
un filmato, che può essere, a seconda della videocamera usata,
anche IRIS di C.Buil, (programma freeware per uso astronomico dotato di
un'incredibile quantità di funzioni) ed immediatamente dopo si ferma il
moto orario della montatura equatoriale, lasciando scorrere il disco
solare sulla fenditura, da est verso ovest.Il filmato avrà mediamente, a
10 fps, la durata di 3 min circa ed i frames acquisiti oscilleranno tra
1600 e 1900, a seconda di quelli persi, e della durata esatta della
scansione.A questo punto salveremo un filmato simile a questo:
Scansione Ha
L'operazione successiva sarà quella di trasformare il filmato in frames
formato fits,che chiameremo "spec" cosa che IRIS fa agevolmente,ed
ammettiamo di aver ottenuto 1600 frames (tale numero può essere talvolta
inferiore alle attese per frames persi, non buoni etc) sceglierne uno
,esaminarlo, effettuare eventuali operazioni di correzione dei frames
per rendere la riga esattamente ortogonale all'asse x , quindi scegliere
il pixel sull'asse x che si ritiene essere il centro riga, ammettiamo
sia il pixel 437.Si lancia ora , dall'apposito comando a tastiera, il
comando "Scan2pic spec 437 1600".Dopo
qualche secondo si vedrà apparire un'immagine grezza elongata lungo
l'asse X, che sarà di formato 640 x 1600, (nell'ipotesi di aver usato
una videocamera o webcam di risoluzione 640 X 480), simile alla
seguente:

Si ritiene
che l'immagine ottenuta appartenga al centro riga, anche se spesso ciò
non si verifica ed il centro riga risulta spostato verso il blu a causa
di piccoli disallineamenti nelle superfici ottiche, inevitabili quando
si parla di strumenti assemblati in casa.Nel presupposto, comunque che
sia nel centro riga, se ottengono altre, dei pixel a destra e a
sinistra, in modo di comprendere tutto il core della riga, e di queste
si fa lo poi stacking per avere un'immagine più completa e satura del
disco solare nell'elemento corrispondente alla riga.Nell'immagine che
segue è mostrato il risultato delle singole scansioni, con quella
relativa al pixel centrale della riga evidenziata in colore:le immagini
sulla sinistra sono quelle dal centro riga verso l' ala della parte
rossa dello spettro, quelle a destra verso l'ala diretta verso il
blu,così come era orientato lo spettro sul monitor.

E' facile
notare come le immagini estreme, ossia a 13 pixel a destra e a sinistra
di quella che si suppone essere il pixel centrale della riga sono ancora
perfettamente leggibili come immagini cromosferiche, il che significa
che l'estensione del core della riga va ben oltre i 26 pixel considerati
.Successivamente si effettua, con un programma di stacking delle
immagini, l'assemblaggio dei singoli frames, ottenendo quella finale,
che vai poi riscalata al formato reale dell'immagine del disco solare.Ciò
può essere effettuato sulla base di un'immagine professionale di
riferimento, come , ad esempio, quella dell'Osservatorio di Coimbra
prima mostrata.Ovviamente, nel caso si voglia avere un'immagine completa
del disco con altre scansioni, occorrerà effettuare prima il mosaico e
poi riscalare il tutto.

Per
ottenere, infine, l'esatto orientamento Nord-est e l'esatta posizione
dei particolari sul disco l'immagine dovrà poi essere ruotata sino a
metterla a registro con quella di riferimento.


Un'ultima
annotazione, infine,riguarda la videocamera usata , il campo da essa
coperto la sua risoluzione ed il suo framerate.Tali caratteristiche
sono fondamentali per la leggibilità delle immagini solari ottenute col
sistema dianzi descritto e per il loro confronto.Quasi tutte le immagini
qui mostrate sono state infatti ottenute con una modesta webcam BN
Philips 900, col formato VGA 640 x 480 ed un framerate che va da 5 a 10
e 15 FPS .Io ho normalmente usato 10 FPS, con le quali, ipotizzando una
scansione di durata media di 2,5 min, ossia di 150 sec, ottenevo files
di 1500 x 480 pixels, che possono sembrare sbilanciati , ma che in
realtà mi servivano per recuperare un pò della bassa risoluzione della
camera.Avevo infatti notato che a 5 fps, con files di 750 x 480 pixels
la qualità era leggermente inferiore.In un primo momento non avevo
potuto usare camere più perfomanti in quanto IRIS non leggeva files
video più pesanti. Le ultime versioni di Iris sono ora in grado di
leggere i files della Lumenera e di altre camere di migliori
prestazioni, tra le quali le DMK firewire, che pure posseggo.Ora, la
migliore qualità ed efficienza di registrazione della DMK 31 AS da 1024
x 768, recentemente sostituita da una DMK 41 1392 x1040, mi ha
permesso un miglioramento notevole della qualità e, quel che più
conta,consentendo un frame rate di 7,5 Fps di ottenere immagini di
formato 1200 x 764 molto più vicino a quello nativo della camera e
suscettibile di un ridimensionamento minore, che si riflette
positivamente sulla sua qualità, già elevata.Qui di seguito è mostrato,
per dare un'idea, l'apparenza delle immagini del sole in una scansione
della riga Hb a 7,5 e 15 Fps effettuata con la DMK 31 , con la quale,
come si può osservare, è peraltro possibile ottenere un'immagine
completa del disco con sole due scansioni con un telescopio, che
equipaggia VHIRSS, di 500 mm di F.Tenuto conto che una camera di formato
ancora maggiore avrebbe permesso la scansione dell'intero disco con una
sola passata, ho sostituito la DMK 31 con la 41 (immagine seguente).

E' bene
precisare, infine, che la qualità complessiva delle immagini ottenute
dipende in misura notevole, oltre che dalla risoluzione della camera,
anche dalla qualità dell'ottica che ha il compito di inviare l'immagine
del disco solare sulla fenditura, oltre che , ovviamente, dall'ottica
dello spettroscopio.Le immagini sinora ottenute con VHIRSS sono
derivate, è bene sottolinearlo ancora una volta, il risultato dell'uso
di un rifrattorino Skywatcher 70/500 del costo di 50-60 €, ciò più per
contenere il peso dello strumento che il costo dello stesso.Risultati
senz'altro migliori, dal punto di vista dell'estetica delle immagini, si
avrebbero con l'uso di un rifrattore APO, che tuttavia farebbe crescere
di molto sia il costo che il peso dello strumento.
L'uso come
telescopio di strumenti più costosi e perfomanti ed un' attenta
elaborazione può cambiare radicalmente la qualità delle immagini
ottenute, al punto di renderle somiglianti a quelle ottenibili con
filtri a banda stretta, di gran lunga più costosi specie se relativi
lunghezze d'onda più esotiche dell'H alfa.L'immagine sotto riportata è
quella ottenuta da VHIRSS dopo la recente modifica di sostituzione del
rifrattore Skywatcher 70/500 con un eccellente doppietto semi apo di
provenienza militare da 62 mm di D e 480 mm di F.E' facile immaginare la
qualità ottenibile con un buon Apo da 100-120 mm.La camera usata è stata
la DMK 41 AS.
Dalla mia
esperienza posso quindi ricavare in definitiva, che il telescopio che
invia l'immagine solare allo spettroscopio e la risoluzione della camera
giocano un ruolo cruciale nella qualità delle immagini ottenibili nella
spettroeliografia digitale, come dimostrano le seguenti immagini:


Disco solare in
luce Ha il 6 e 14 settembre 2011

Disco solare in
luce Hb il 9.9.2011

Scansione nella riga del Ferro a
4957 A del 10.9.11

Scansione in riga sodio Na 1 a
5896 A
Una comparazione
dell'immagine Ha all'interno della riga
Una elaborazione dell'immagine
Ha del 24.09.11La riga era di circa 40 pixel di
dimensione, ed ogni pixel quindi all'incirca 1/40 di
angstrom.Ho allora preso due gruppi di 5 immagini
ciascuno ( ogni immagine estratta da 1
pixel ,considerando i pixel immediatamente a destra e
sinistra di quello del centro riga), e li ho mediati per
ottenere l'immagine dei particolari del cromospheric
network sul disco .Ho inoltre preso altre due serie di
immagini da 5 pixel a sinistra e destra dei bordi della
riga, nei quali è più evidente la granulazione.
Il risultato è nell'immagine che
segue, utile a mostrare gli effetti di un fuori banda di
circa 1/5 di A.
Un'interessante
applicazione di spettroeliografia digitale: la ripresa del disco solare
nelle righe della serie di Balmer dell'Idrogeno
Una delle
tante applicazioni interessanti di uno spettrolelioscopio digitale è
quella della ripresa del disco solare nel tre più importanti righe della
serie di Balmer dell'Idrogeno: la H alfa a 6563 A, la H beta a 4861 A e
la H gamma a 4340 A.L'esperienza è stata recentemente da me effettuata ,
il 19 e 21 aprile 2011 con VHIRSS ed ha fornito interessanti risultati.Innanzitutto
dall'immagine 2d e dal profilo dei rispettivi spettri si nota subito i
differenti picchi di intensità e la diverse FVHM ed EW delle tre righe.
Tutte immagini sono state riprese nella zona del centro disco per
minimizzare differenze dovute ad effetto doppler.

Le tre
immagini , elaborate in modo analogo con Iris e AA, apparivano come
segue ( le righe e strisce verticali sono dovute ad irregolarità della
scansione (velature del cielo) e/o della procedura di costruzione
dell'immagine:

Dalle
immagini risulta ancora più evidente la maggior efficienza della
transizione dell'Idrogeno Alfa rispetto alla Beta e di questa rispetto
alla Gamma, come peraltro già si intuiva dalle FWHM e dalla intensità di
picco delle righe di assorbimento.
Una nota
finale per dare un significato all'applicazione, da parte di astrofili
evoluti, della spettroelioscopia digitale, con alcune FAQ.
1-
D -Ci si potrebbe chiedere
l'effettiva utilità di una applicazione del genere in una fase storica
nella quale i telescopi solari a banda stretta hanno raggiunto un ottimo
rapporto qualità-prezzo ed una grande diffusione.Il prezzo commerciale
attuale di un Coronado PSTsi aggira sui 650 €, ed altrettanto simile è
il costo dell'omologo della Lunt.
R - Uno spettroelioscopio come il
mio POSS o VHIRSS, se assemblato in casa, costa circa 550 € tra
reticolo, guida fuori asse o scatola prismatica, ma ha potenzialità di
gran lunga superiori agli strumenti commerciali, per i seguenti motivi:
a) Può
essere utilizzato come spettroscopio ad alta risoluzione per il sole,
con una dispersione e risoluzione di tutto rispetto;
b) la sua
risoluzione nell'utilizzo come spettroelioscopio digitale nell'imaging
Ha è di gran lunga superiore ai telescopi Ha citati ( che mediamente è
tra 1 e 0.75 A, all'incirca poco meno dell'ampiezza della riga, di circa
1 A),considerato che, con una webcam con pixel da 5,6 micron la riga è
ampia 20 pixel e l'immagine relativa a quello centrale ha un 'ampiezza
di banda di 1/20 di A.La vera limitazione è data dal cannocchiale che
proietta l'immagine solare: più questo è grande, più tale risoluzione
viene sfruttata.
c) Come
spettroelioscopio può essere utilizzato per riprendere, con la procedura
dianzi descritta, immagini del sole in qualsiasi riga di una certa
intensità e corrispondente a qualsiasi elemento; Ha; Hb; Hgamma; Na; Ca2
K, Ca2 H, Fe,He è come avere a disposizione centinaia di filtri, e
quindi un valore di migliaia di euro, sia pure con tutte le limitazioni
dianzi descritte.
D
Uno strumento del genere è alla portata di una
persona con media capacità di applicazione pratica?
R
La risposta è si, senza alcun dubbio; esso è
infatti costituito da elementi separati presenti sul mercato consumer ed
acquistabili senza problemi (reticolo, cannocchiali di piccole
dimensioni, guida fuori asse, fenditura).L'interessato avrà quindi
l'onere di assemblarli insieme apportando solo piccole modifiche per
garantire la completa funzionalità.
Il
software di elaborazione e riduzione dei dati in spettroscopia solare
amatoriale
Come si
è visto in precedenza,sia in spettroscopia che in spettroelioscopia
digitale il software di acquisizione ed elaborazione delle immagini
riveste un'importanza fondamentale.Sul mercato consumer non esistono
molti pacchetti software per spettroscopia, in quanto essi vengono in
genere venduti in bundle con gli strumenti, come per il DSS della Sbig.Fortunatamente
due noti amatori francesi, Cristian Buil e Valerie Desnoux, hanno messo
a disposizione degli astrofili due utilissimi pacchetti software di
libera acquisizione: IRIS
e Visual Spec.Iris è un
programma di acquisizione, gestione ed elaborazione di immagini e
filmati con un numero incredibile di funzioni, non solo per la
spettroscopia.Accanto ad un'interfaccia utente un pò datata e non
immediata, rende possibile una quantità notevolissima di funzioni.
Cominciamo quindi con una breve illustrazione di
IRIS:
Nel
campo della spettroscopia, IRIS, nelle ultime versioni, possiede un menu
apposito "Spectro" che prevede sia il normale preprocessing delle
immagini CCD di spettri, similmente a qualsiasi altra immagine digitale
(sottrazione dark e flat) sia una serie di routines classiche della
elaborazione degli spettri, quali le correzioni della geometria degli
spettri: del tilt, dello slant e dello smile degli spettri 2D, ma
vediamo in sintesi una descrizione di tali operazioni, che comunque
influiscono sulla misura della dispersione:
1-
Correzione del "tilting",
che si verifica quando l'asse orizzontale dello spettro non è parallelo
a quello della camera di ripresa, come nell'immagine:

2-
Correzione dello "slant",
che si verifica in genere quando l'asse di rotazione del reticolo non è
esattamente parallelo al piano della fenditura e le righe appaiono
inclinate,come nell'immagine:

3-
Correzione dello "smile",
ovvero dello shift del centro delle righe rispetto ai bordi con una
sorta di curvatura delle stesse.

4- La
sottrazione del fondo cielo , mentre è indispensabile negli spettri
stellari, non è necessaria in quelli solari.Anche qui comunque soccorre
un'apposita routine di IRIS.
L'ultima
versione del programma contiene inoltre una serie di menus per
l'elaborazione degli spettri acquisiti con lo spettroscopio LHires III
di Shelyiak con i vari reticoli disponibili.
IRIS è,
inoltre, indispensabile per l'ottenimento di immagini solari con il
sistema del filmato della scansione del disco in precedenza
illustrato.Il comando da console "scan2pic" permette di ottenere
interessanti immagini solari con uno spettroscopio funzionante in
modalità spettroelioscopio digitale.La procedura è relativamente
semplice e consta di tre passi fondamentali:
1- La
scomposizione del filmato ottenuto facendo scorrere l'immagine del disco
solare sulla fenditura in files Fits (comando AVI Conversion)
2- La
correzione per flats e per la geometria in precedenza indicate.
3- La
costruzione dell'immagine col comando "scan2pic" per la colonna
centralee le altre colonne (pixel) della riga.
4- Lo
stacking e l'elaborazione delle immagini stesse in un'unica immagine.

Iris
possiede anche numerose ed efficienti routines per l'elaborazione delle
immagini, quali filtri passa alto e passa basso, Wavelet, Maschera
sfocata,rifinitura dei bordi del disco solare, alcune anche estendibili
ad una serie di immagini in sequenza.Personalmente effettuo
l'elaborazione con programmi diversi, come Astroart , ma ciò non toglie
che Iris potrebbe facilmente svolgere tutto il lavoro relativo alle
immagini solari in spettroelioscopia.L'unico difetto, a mio avviso, di
questo straordinario programma, è l'interfaccia utente non proprio
immediata, che all'inizio sconcerta un pò i neofiti.Una volta presa
confidenza, esso si rivela tuttavia un potentissimo mezzo di gestione ed
elaborazione di immagini astronomiche con un numero enorme di funzioni,
ottenibile senza alcuna spesa e che non fa rimpiangere gli analoghi
programmi commerciali esistenti sul mercato.
Un altro
programma, anch' esso freeware e destinato all'elaborazione degli
spettri, è Visual
Spec, della francese Valerie Desnoux.Si tratta di un
programma veramente completo per la riduzione e l'elaborazione degli
spettri stellari e solari, con un numero anch'esso incredibile di
funzioni e possibilità.Anch'esso, come Iris e forse più di questo, è
caratterizzato da un'interfaccia non immediata e dall'apparenza ostica.Una
volta, tuttavia, familiarizzatisi con alcune funzioni di base iniziali,
appare come uno strumento del quale non si può fare a meno , e che
permette un approccio serio e scientifico alla spettroscopia amatoriale.La
sua complessità e l'architettura un pò datata non lo rende tuttavia
esente da bugs, e talvolta presenta blocchi insospettati.Il mio
consiglio preliminare è quindi quello di salvare sempre tutti i dati di
interesse non appena definiti.Il processo che più deve interessare il
neofita, successivamente alle operazioni di pretrattamento degli spettri
2D descritte in precedenza, è quello dell'ottenimento del profilo
spettrale e della sua calibrazione in lunghezza d'onda e per la risposta
della strumentazione usata.